Dall’Italia allo scenario globale.
Un percorso litico tra design e architettura

Angelo Mangiarotti, vaso Variazioni per Officina, 1966.
Viste e dettaglio di un prototipo realizzato in marmo Calacatta Oro.

 

La metà degli anni Sessanta del Novecento rappresenta il momento di avvio di un importante confronto sulle possibilità di rinnovamento della produzione lapidea in Italia; centrale, per questo fenomeno, è l’esperienza culturale e operativa di Officina, laboratorio nato a Pietrasanta ma sviluppato in una prospettiva di contatti internazionali, in cui le storie personali di designer, produttori e critici militanti come Pier Carlo Santini si intrecciano con l’obiettivo di rinnovare e riqualificare l’oggetto e l’arredo lapideo. In tale contesto spicca il contributo di Angelo Mangiarotti che propone una serie di vasi lavorati a macchina denominati Variazioni.

La collezione, realizzata con i più emblematici marmi apuani tra cui il Calacatta Oro, include otto configurazioni, con uno, due o tre fori; la fresatura dei blocchi produce contorni estremamente diversi, più tesi o fortemente spezzati, senza che il sistema di lavorazione cambi. Officina promuove esperienze pilota che si confrontano con la produzione industriale e sono foriere di una vera e propria età dell’oro della cultura progettuale litica che si apre da lì a poco e che proietterà, dagli anni Settanta fino ad oggi, le pietre italiane nello scenario globale tra architettura e design di prodotto.

 

 

Alvar Aalto con Jean Jacques Barüel, Nordjylands Kunst Museum a Aalborg, 1972.
Vista del fronte principale, dettagli marmorei in un interno e lastra di marmo di Carrara

 

Si assiste così a una diffusione di materiali e a una circolazione di artefici e di espressioni particolarmente articolata in cui è possibile rintracciare molteplici traiettorie, in ingresso o in uscita, qui sinteticamente esemplificate da opere come il Museo d’Arte di Aalborg in Danimarca. Con il suo corpo a gradoni interamente rivestito di marmo di Carrara (impiegato anche negli interni per dar corpo a raffinati dettagli realizzati in masselli litici), l’edificio dimostra l’apprezzamento di un maestro dell’architettura moderna come Alvar Aalto per i materiali tradizionali delle città storiche italiane. Il marmo di Carrara, in particolare, ritorna poi in altre realizzazioni della maturità dell’architetto, come il centro culturale di Wolfsburg e la Finlandia-Talo di Helsinki.

 

 

Aldo Rossi, Hotel Il Palazzo a Fukuoka, 1987-1989.
Viste generali e dettaglio di una lastra di Travertino Rosso Persiano

 

I percorsi della cultura litica contemporanea non seguono solo le rotte di trasferimento dei materiali ma anche la circolazione delle idee dei suoi massimi rappresentanti; è il caso di Aldo Rossi che alla fine degli anni Ottanta porta la sua peculiare cifra progettuale a confrontarsi con il fitto e vitale tessuto della città giapponese, realizzando un albergo in pietra, in forma di “palazzo”. Tutto l’edificio è sintetizzabile in una facciata ritmata da semicolonne in travertino rosso persiano e da imponenti marcapiani in metallo verde. Il litotipo, utilizzato anche in altre parti dell’albergo come la grande scalinata e il portale di accesso, è il medium che materializza l’idea di un incontro tra culture ben esplicitata da Aldo Rossi, con queste parole: “il Palazzo di Fukuoka è solcato da un verde acido, minerale e arboreo come di pietre abbandonate nei parchi e coperte di una malsana naturalezza, e questo verde attraversa la pietra rossa-arancio variegata dell’impero più antico, la Persia, porta dell’Oriente e madre dell’Occidente” (A. Rossi cit. in V. Pavan, Il linguaggio della pietra, Venezia, 1991, p. 99).

 

 

Grafton Architects, Ampliamento dell’Università Luigi Bocconi a Milano, 2004-2008.
Il gioco dei volumi architettonici rivestiti in Ceppo di Gré e una vista dell’auditorium con il rivestimento in Pietra Serena

 

Un “ritorno in Italia”, nel segno di un connubio contemporaneo tra la più alta cultura progettuale internazionale e una pietra della tradizione locale, si compie infine osservando l’ampliamento dell’Università Bocconi a Milano firmato dai dublinesi Grafton Architects. Il carattere massivo e monolitico di questa architettura è veicolato in modo austero ma estremamente espressivo dal rivestimento totalizzante in Ceppo di Gré, un breccia cavata sulle sponde del Lago di Iseo e storicamente utilizzata nelle città lombarde come pietra da taglio, dall’epoca romana al Novecento, senza soluzione di continuità. Il Ceppo è anche negli interni con altri materiali litici italiani come il marmo Bianco Lasa, il marmo di Carrara e la Pietra Serena, diffusamente impiegati nei pavimenti e in ulteriori rivestimenti verticali.

 

Dettagli di lastre di Ceppo di Gré (a sinistra) e di Pietra Serena (a destra)

 

di Davide Turrini