Interni litici per il retail contemporaneo.

Philipp Plein

AquiliAlberg Architecture and Design Studio, interno della boutique Philipp Plein a Porto Cervo, 2013
(forniture e lavorazioni lapidee Pibamarmi).

I flussi comunicativi del terzo millennio, dalla stampa periodica ad alta tiratura all’informazione televisiva, dalle più mirate politiche d’immagine dei marchi del lusso alle più estese e generaliste campagne pubblicitarie di massa, si riferiscono con sempre maggior frequenza e capillarità alla sfera del benessere psico-fisico.
Così i prodotti e le pratiche dedicati alla cura del corpo e della mente diventano i segni distintivi di un nuovo organicismo che ridisegna radicalmente le esperienze sensoriali ed emotive del soggetto; l’universo commerciale dell’abbigliamento e dei gioielli, dell’homeware, dei cosmetici e del wellness diviene imprescindibile per la conquista di un appagamento fisico e mentale, nonché per l’adesione a stili di vita sofisticati che sono sinonimo di sicurezza e affermazione personale e che, in ultima analisi, rappresentano una soddisfazione economica realmente acquisita o comunque desiderata.

Philipp Plein

AquiliAlberg Architecture and Design Studio, vetrine della boutique Philipp Plein a Porto Cervo, 2013
(forniture e lavorazioni lapidee Pibamarmi).

In tale scenario, per i suoi caratteri sensoriali e per i valori culturali che sottende, la materia lapidea gode di un rinnovato interesse su scala globale e viene scelta per l’interior design di spazi a cui la società contemporanea assegna un particolare significato funzionale e simbolico.
Se i marmi e le pietre, hanno storicamente materializzato le qualità di durata, prestigio e ricchezza, di uno sfarzo esibito e vistoso, oggi sono spesso chiamati a dar corpo alle ulteriori peculiarità di un nuovo concetto di lusso fondato sui valori della fruizione sensoriale, in un assioma che si regge su una nozione di naturalezza esaltata dalla creatività e dalla tecnologia. L’ambiente, o l’oggetto “prezioso” in pietra del terzo millennio, devono trasmettere un’idea di avvicinamento ai desideri più intimi di chi li pratica o li acquista, devono insomma soddisfare il soggetto in termini percettivi e introspettivi.

Philipp Plein

AquiliAlberg Architecture and Design Studio, parete in marmo arabescato nella boutique Philipp Plein di Kiev, 2013
(forniture e lavorazioni lapidee Pibamarmi).

In questa direzione si muovono numerosi progetti nel settore dell’hotelery di alto livello basata su di un’inedita idea di accoglienza maturata negli ultimi lustri e portatrice di una continua dilatazione degli spazi collettivi, di quelli tradizionali della reception, dell’attesa, del bar e del ristorante, ma soprattutto di nuovi ambienti quali SPA e fitness center per esercizi e cure estetiche, luoghi di incontro o meditazione, gallerie per lo shopping, spazi per eventi culturali o mondani quali exhibition hall, food plaza, lounge bar. In tale espansione e mutazione gli alberghi diventano “città autonome”, caratterizzate dall’ibridazione e dalla molteplicità di programmi funzionali tutti insistenti, sovrapposti e contemporaneamente sviluppati nella medesima struttura.

Philipp Plein

AquiliAlberg Architecture and Design Studio, interni della boutique Philipp Plein a Barcellona, 2013
(forniture e lavorazioni lapidee Pibamarmi).

Un analogo fenomeno di sincretismo funzionale caratterizza anche l’attualità dei nuovi spazi commerciali di molti brand esclusivi, disseminati nel mercato globale in catene più o meno diffuse. Da sempre il principale obiettivo della progettazione dei negozi è quello di attrarre i consumatori e di costruire una rappresentazione accattivante e convincente dei beni da collocare sul mercato. Nelle forme inedite e nei nuovi luoghi del vendere, al di là dei confini dello shopping tradizionale, il progetto va oltre la semplice definizione di queste caratteristiche, per far sì che il cliente non solo apprezzi le qualità del marchio ma si identifichi con esse, con le esperienze, le atmosfere, gli stili di vita connessi alla produzione, all’acquisto e all’utilizzo del prodotto, o del servizio, che è oggetto della compravendita.

Philipp Plein 

AquiliAlberg Architecture and Design Studio, spazio lounge panoramico della boutique Philipp Plein a Marbella, 2013
(forniture e lavorazioni lapidee Pibamarmi).

Nei concept store e nei flagship store, l’architettura e il design degli interni sono messaggeri persuasivi e accattivanti del brand, parlano un linguaggio dal forte impatto capace di attrarre e guidare l’attenzione del consumatore, di creare in esso una serie di aspettative legata alla voglia di scoprire e di interiorizzare un insieme di valori legati al marchio; infine mettono a proprio agio il cliente nel momento della scelta, offrendo spazi e ambientazioni confortevoli e accoglienti. Così anche lo spazio commerciale si trasforma in un contenitore multifunzionale complesso e articolato, in una meta per visitatori che vi si recano oltre che per acquistare un prodotto, soprattutto per aderire ad un’idea e per essere protagonisti di un’esperienza esclusiva.

Philipp Plein

AquiliAlberg Architecture and Design Studio, interno della boutique Philipp Plein a Milano, 2012-13
(forniture e lavorazioni lapidee Pibamarmi).

Nei processi di trasformazione tipologica, funzionale ed estetica dell’architettura d’interni di questi spazi per l’accoglienza e il commercio contemporaneo la pietra ricopre un ruolo strategico e mostra un’identità bifronte, caratterizzata dalla tradizionale solidità connaturata alla struttura della materia e, al contempo, da una flessibile disponibilità al polimorfismo applicativo e alle contaminazioni, assicurata da tecnologie innovative di progettazione digitale e produzione automatizzata. È il caso delle boutique Philipp Plein di recente firmate dallo Studio AquiliAlberg in cui materiali lapidei, preziosi e attraenti, sono impiegati come presenza prevalente o in associazione paritetica con altri materiali come il cristallo e i metalli cromati.
Gli allestimenti dei punti vendita del brand elvetico evidenziano stesure pavimentali e rivestimenti in pietre e marmi caratterizzati da finiture superficiali lucide o patinate; i materiali litici, da apprezzare con la vista e col tatto, presentano tinte che vanno dal bianco al nero, attraverso le sfumature dei grigi, con disegni uniti, venati o arabescati. Le composizioni delle boiserie e delle pareti espositive sono contrassegnate da geometrie lineari di marcata orizzontalità, per un concept sontuoso e di particolare eleganza, basato sulla naturalità di una pietra che viene punteggiata - con effetti glitter o specchianti - da elementi neodecorativi legati all’identità visiva del marchio.

di Davide Turrini