MURO SOLIDO / MURO EFFIMERO Un concept espositivo di Eduardo Souto de Moura

Schizzo di Eduardo Souto de Moura per il padiglione Pibamarmi al Marmomacc 2014
 
«Sono stato educato in un ambiente di muri. [I muri] hanno un significato nella topografia perché per costruire qualcosa bisogna fare piattaforme. […] La topografia è un elemento sul quale punto ogni volta. È pietra naturale […]. La pietra dà un’immagine in architettura che trasmette una potente espressione pittorica e mi piace molto. Indipendentemente dalla sua funzione, il muro è come una pittura. Le pietre irregolari restano in equilibrio con l’aiuto di pietre più piccole che le stabilizzano. Una per una: una pietra stabile, due, tre, formano un muro stabile; e ciò è una meraviglia»[1].
In questa affermazione Eduardo Souto de Moura sottolinea l’importanza del tema murario e, in particolare, del muro in pietra, apprezzato dal maestro portoghese per la sua forza figurale e per la sua pregnanza costruttiva. Dopo aver declinato tale tema architettonico in molte opere, a partire dal Mercato municipale di Braga (1980) e dalla Casa das Artes di Oporto (1981), Souto de Moura prosegue oggi la sua elaborazione sull’archetipo murario nel recente progetto per il padiglione espositivo Pibamarmi, in corso di realizzazione per la prossima edizione della fiera Marmomacc di Verona.
Lo spazio espositivo sarà costituito da muri litici attraverso cui sarà possibile accedere a spazi nascosti, individuati da strutture lignee a capanna ricoperte di tessuto.
Secondo l’intento dell’architetto il contrasto tra i setti stereotomici di facciata e gli ambiti tettonici retrostanti, vuole attivare una riflessione sulla dualità muro solido / muro effimero, rimandando tra l’altro al portato teorico e progettuale di Aldo Rossi e Robert Venturi. Se il muro può esprimere infatti valenze di spessore, continuità e radicamento (Rossi), allo stesso tempo può veicolare peculiarità di assottigliamento, frammentazione e ambiguità del tutto oppositive (Venturi).
 
Eduardo Souto De Moura
Architetto portoghese, dopo aver collaborato con Alvaro Siza, apre il proprio studio nel 1980. Tra le numerose architetture che ha realizzato si ricordano la Casa das Artes a Oporto (1981-91), la Casa a Moledo (1991-98), la Casa del Cinema Manoel de Oliveira a Viana de Lima (1998-2003), lo Stadio municipale di Braga (2000-03), le due Ville a Ponte de Lima (2001-02) e l’Edificio per Uffici in Avenida Boavista a Oporto (2003-08).
Già dal 1981 all’attività di progettazione affianca l’insegnamento: stabilmente, come professore della Facoltà di Architettura dell’Università di Oporto; come docente invitato, in prestigiose istituzioni accademiche a Parigi, Dublino, Harvard, Zurigo e Losanna.
Ha conseguito importanti riconoscimenti internazionali tra cui la Medaglia d’Oro Heinrich Tessenow nel 2001 e il Pritzker Architecture Prize nel 2011.
 
di Davide Turrini
 


[1] Eduardo Souto de Moura cit. in Francesc Zamora Mola, Eduardo Souto de Moura, Modena, Logos, 2009, p. 393.